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Dalla Shoah alla cittadinanza

Dalla Shoah alla cittadinanza. Un cantiere didattico che trae spunto dall'impatto emotivo e culturale del viaggio della memoria ad Auschwitz per trattare i temi della discriminazione e dell'esclusione.

Auschwitz si profila come una rottura di civiltà, l'evento che segna il tramontare della ragione. In un testo del 1944, poi raccolto in Minima moralia, Adorno presenta lo sterminio amministrativo e tecnico degli ebrei, messo in atto con i metodi tipici di un lavoro meccanizzato, come il vertice dell'inumanità raggiunto dalla nostra civiltà. Nello stesso anno Hannah Arendt indica nei massacri amministrativi ispirati alla teoria razziale nazista degli eventi che sfidano non solo l'immaginazione umana, ma anche le categorie del pensiero e dell'azione politica. Le fabbriche della morte appaiono nei suoi scritti come l'esperienza centrale della nostra epoca.

La Shoah ci interroga e la sua storia fa emergere la problematica di un «a monte» (il percorso ideologico dell’antisemitismo, la nascita della società di massa e dello Stato moderno) e di un «a valle» (l’abitudine al rifiuto nelle nostre pratiche sociali, e più ampiamente l’identità umana dopo quei crimini).

La Shoah è divenuta oggi una sorta di religione laica con i suoi riti, i suoi miti, i suoi luoghi della devozione ma rimane anche un prisma di lettura dell'attualità.  I giornali dell'ultimo periodo che riportano sempre più spesso di riprese antisemite e del diffondersi ormai capillare del rifiuto razziale, collegato e in parte alimentato dall'ossessione securitaria, impongono alla scuola di predisporre percorsi e strumenti didattici così da mettere gli studenti in grado di orientarsi sulle delicate questioni della cittadinanza e dei diritti connessi.

L'intento è

a) fare del sito del Liceo non solo una vetrina di notizie amministrative e burocratiche ma anche uno strumento di azione didattica;

b) fare della scuola una istituzione che non si limita a fornire dati e nozioni ma che fa cultura interpretando il suo specifico compito di fornire strumenti critici per l'analisi e la comprensione del reale.

La scelta di un'immagine di riferimento per questo progetto didattico è caduta su un frammento tratto da un quadro di Hieronymus Bosch databile al 1515-16, che ha per titolo Cristo portacroce e che evidenzia come l'immaginario dell'ebreo laido, scuro e disumano abbia radici profonde nella cultura occidentale e che il percorso che giunge alla soluzione finale, punto di non ritorno per molti, parta da molto lontano e che il tema non è la malvagità radicale di pochi (Hitler e i nazisti) ma l'assuefazione delle coscienze di  molti a disconoscere il valore dell'altro.

Sergio Giorato

 

Olocausto

PERCORSO DIDATTICO (con allegati) 

1) Partiamo in questo percorso dalle testimonianze degli studenti in occasione del viaggio della memoria ad Auschwitz, organizzato dal Comune di Padova nei giorni compresi tra il 13 ed il 16 Gennaio 2019 che raccontano di un forte impatto emotivo ma anche culturale.

2) In questo percorso storico e culturale facciamoci accompagnare da una domanda che non ci faccia dimenticare il problema di fondo: che spiegazione possiamo dare al tema del dolore innocente, alla sofferenza subita dal più debole? Consideriamo per un momento il libro di Giobbe che affronta il mistero del male e il problema del senso della vita di fronte alla gratuità della sofferenza

3) Un incontro con la prof.ssa Chiara Abanese dell'Università di Padova, svolto a titolo di introduzione/preparazione al Viaggio della memoria, ci consente di toccare alcuni temi preliminari. Nella sintesi della relazione, liberamente interpretata per la verità, oltre alle questioni del significato del ricordo della Shoah, del significato della memoria nel suo confronto con il fare storia, della concezione dei fatti inseparabili da un interprete, si evidenzia anche il ruolo non secondario della storia patria in questa vicenda in cui le barriere dell'esclusione si traducono velocemente nei metodi di evacuazione e soluzione finale. E in questa vicenda ha ancora senso parlare di «italiani brava gente», trascinati, loro malgrado, dalla malvagia determinazione dei nazisti?

4) Non si può prescindere in un percorso metodologicamente corretto dal controllare la produzione bibliografica. Per cominciare può andar bene questa bibliografia essenziale compilata dall'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Vercellese, nel Biellese e in Valsesia

http://www.storia900bivc.it/pagine/giornomemoria/biblioshoah.html

Allargando poi lo sguardo ad alcune selezioni ragionate proposte da Istituzioni

http://www.museodellashoah.it/materiali-e-documenti/

come il Museo della Shoah di Roma che propone anche una selezione di siti web e di film/documentari (aggiornati fino al 2008).

Per le pubblicazioni più recenti (2004-2017) possiamo fare affidamento alla compilazione curata da Laura Fontana responsabile per l'Italia del Mémorial de la Shoah di Parigi.

Vale la pena consultare anche questo esteso (90 pagine) documento curato dal Comune di Vigevano, specie per le schede della filmografia e per la divisione tematica che viene adottata nel presentare la consistente bibliografia.

Passiamo ora a considerare le radici dell'antisemitismo.

5) Per uno sguardo a volo d'uccello, senza pretese di esaustività, sulle radici cristiane antiche del fenomeno dell'antisemitismo (che partono dalle immagini di Giovanni Crisòstomo nelle omelie Contro gli Ebrei degli anni 386-387 d.C.) consigliamo una serie di 4 video preparati dalla Fondazione Camis de Fonseca di Torino. Una particolare attenzione merita l'ultimo video che tocca temi come il modificarsi del fenomeno con l'avvento delle società di massa del secondo Ottocento, riferendo dell'affare Dreyfus, del sionismo di Theodor Herzl, delle leggi di maggio del 1882 in Russia e dei «Protocolli dei Savi di Sion», per presentare la grande diffusione nell'intera Europa del pregiudizio antisemita. Per comodità riportiamo anche i testi dei video.

6) Steven Nadler è uno studioso esperto di Spinoza e di temi culturali del Seicento. In un libro dedicato a Rembrandt e alle sue frequentazioni ebraiche, nella vita e nell'arte, egli ci propone un rapido excursus sull'immaginario legato alla percezione dell'ebreo e alla sua rappresentazione dal Basso Medioevo al tardo Rinascimento. Illuminante per confermare come l'antisemitismo venga da molto lontano.

7) La filosofa Donatella Di Cesare trattando del ritrovamento di appunti manoscritti del filosofo tedesco Martin Heidegger – i cosiddetti “Quaderni neri” - dedica un capitolo del suo lavoro a tracciare le radici filosofiche dell'antisemitismo. Contributo molto utile per capire le origini laiche dell'antisemitismo e se è facile immaginare la virulenza dell'atteggiamento di Lutero nei confronti degli ebrei, forse da Kant ed Hegel non ci si aspetterebbe un peso così significativo.

8) Cominciamo ad avvicinarci ai fatti, ma accompagnati da un dubbio/questione metodologica: esistono i fatti separati dall'interprete?

Che cos'è dunque la Shoah? Cosa intendiamo? Che cos'è accaduto nel cuore del Novecento? Tra le molte sintesi disponibili ho scelto questo storico francese nato in Marocco con origini ebraiche, Georges Bensoussan, collaboratore del Mémorial de la Shoah di Parigi ed esperto di storia dell'ebraismo. Proponiamo qui una antologia ragionata del suo lavoro dal titolo Storia della Shoah (Firenze 2013) dove si espongono:

le diverse fasi della Shoah,

si affronta il tema scottante di chi sapeva durante la guerra

e lo svolgersi dei processi nell'immediato dopoguerra

9) E in Italia cos'è accaduto? Mantenere vivo il ricordo significa prevenire quello che Umberto Eco chiamava l’eterno ritorno del fascismo, pronto a manifestarsi quando alla regressione economica si associa una rapida involuzione culturale. Considerate questa immagine

 Ebrei divieti

 In un recentissimo docufilm (2018) Giorgio Treves e Luca Scivoletto con la produzione di Roberto e Carolina Levi per la Tangram Film, propongono un toccante itinerario che alle interviste di diversi saggisti e storici alterna le dolorose testimonianze di chi le leggi illustrate nell'immagine le ha vissute sulla propria pelle. E’ curioso pensare che prima del 1937, gli ebrei erano comunque rispettati per il loro sacrificio durante la I guerra mondiale e alcuni di loro avevano aderiro con convinzione al Partito Nazionale Fascista, assumento anche ruoli significativi. Per questioni meramente politiche (l’allineamento con il partito nazionalsocialista tedesco) proprio nel 1937 il Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop) aveva organizzato attraverso la stampa, la radio e il mezzo cinematografico una campagna mediatica diffamatoria che discriminava gli ebrei, dipinti come vigliacchi, avidi di denaro, traditori della patria. Il documentario è disponibile in Biblioteca dell'Istituto (oppure potete chiedere alla prof.ssa Adele Rossetti).

 10) Nel progetto dello sterminio l'episodio di Wannsee rappresenta la fase acuta di una strategia criminale che ha perso ogni contatto con l'umano. Proponiamo qui il verbale delle Conferenza del 20 Gennaio del 1934 e redatto da Adolf Eichmann che indica anche il conteggio stimato degli ebrei da eliminare in tutto il continente europeo.

11) E ora passiamo al luogo simbolo di questa vicenda. Auschwitz – scrive Sybille Steinbacher (Auschwitz. La città, il lager , Torino 2005, p. 5) – costituì il punto focale dei due principi ideologici dominanti del regime nazionalsocialista: fu il maggior teatro dell'uccisione in massa degli ebrei europei e un luogo di concretizzazione della politica di colonizzazione e di «germanizzazione». L'annientamento e la conquista dello spazio vitale vi si fusero concettualmente, temporalmente e spazialmente. In quanto campo di concentramento, di sterminio e di impiego del lavoro forato, Auschwitz è esemplare della pluridimensionalità del sistema nazionalsocialista dei lager.la giovane storica tedesca Sybille Steinbacher ci fornisce un'indagine di grande chiarezza sul principale campo di sterminio organizzato dai tedeschi ad Auschwitz. Nel suo volume  Auschwitz. La città, il lager l'autrice dedica un capitolo, il settimo, agli ultimi giorni della vita del campo nell'imminenza dell'arrivo degli Alleati, alla rivolta dei Sonderkommando e alla marce della morte.

12) L'antisemitismo era così diffuso e radicato nella cultura e nell'immaginario tanto che non risultare visibile. Perfino un uomo giusto, che non esitò a mettere in gioco la sua stessa vita, come il teologo Dietrich Bonhoeffer che nel 1933 era intervenuto sul problema scrivendo un saggio dal titolo La Chiesa di fronte al problema degli ebrei,  conoscerà la paura di esporsi e il conformismo del pregiudizio. In questo brano (tratto dal volume di Christian Gremmels – Heinrich W. Grosse, Il cammino di Dietrich Bonhoeffer nella Resistenza, Torino 2006, cap. II, pp. 13-22) si rende conto di come un intellettuale tedesco, un teologo di profonda intensità, viva sulla propria pelle le contraddizioni di un pensare comune ma come anche divenga consapevole del tradimento dei profondi valori cristiani che la sua Chiesa Evangelica mette in atto accettando la clausola ariana.

Bonhoeffer

La figura di Dietrich Bonhoeffer merita attenzione per il coraggio e l'integrità che lo porterà a non aver paura di prendere posizione contro il regime in una Germania dalla coscienza anestetizzata, una scelta che gli costerà il carcere e poi l'impiccagione nel campo di concentramento di Flossenburg il 9 aprile del 1945, per ironia della sorte pochi giorni prima della caduta del Nazismo. In questo campo Bonhoeffer era stato imprigionato dall'aprile del 1943 con l'accusa di aver cospirato contro Hitler. Le numerose lettere inviate dal teologo furono raccolte in uno straordinario testo che prese il titolo illuminante di Resistenza e Resa. In queste breve note si rende conto del percorso di emancipazione e di superamento della religiosità tradizionale che il teologo Bonhoeffer aveva compiuto attuando una revisione profonda del concetto del divino e del modo in cui il cristiano si accingeva a vivere la sua fede.

13) Nell'immediato dopoguerra la guerra fredda e l'importazione dagli Stati Uniti del concetto di totalitarismo (elaborato con il contributo determinante degli esuli tedeschi) contribuirono a rimuovere Auschwitz dal dibattito pubblico. La concezione del totalitarismo come un sistema politico omogeneo che aveva eliminato ogni forma di separazione tra stato e società civile contribuì ad attutire la responsabilità dei tedeschi, trasferiti in blocco tra le vittime del regime; dall'altro indicava un nuovo nemico da combattere, il comunismo, di fronte al quale la nuova Repubblica federale doveva ergersi come baluardo della libertà. Il testo di Enzo Traverso ripercorre la vicenda di Auschwitz nel dibattito storiografico e culturale dal dopoguerra ad oggi.

Lo storico Enzo Traverso dedica l'esordio del suo saggio ad una panoramica sull'atteggiamento degli intellettuali di fronte all'interrogativo politico ed epistemologico: come interpretare Auschwitz?

Diamo ora uno sguardo alla storiografia più recente e sugli sviluppi degli studi. Ho scelto tre libri.

14) I volonterosi carnefici di Hitler è uno dei casi più clamorosi nella storiografia degli ultimi decenni. Uscito negli Stati Uniti nel marzo 1996, questo libro di un giovane e sconosciuto professore di Harvard ha suscitato  un intenso dibattito. Daniel J. Goldhagen, nel suo tentativo di rispondere a un interrogativo inquietante che eravamo  abituati a considerare chiuso - come ha potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni civili della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto? -, pare ad alcuni riproporre la tesi della colpa collettiva. A suo avviso nessuna delle spiegazioni finora date -

la follia criminale di Hitler,

la segretezza in cui furono condotte le operazioni di sterminio,

l'educazione alla disciplina che avrebbe spinti militari e burocrati a "eseguire gli ordini" -

può essere giudicata soddisfacente.

Egli esamina da vicino le figure degli "esecutori" e reinterpreta la società tedesca fra il 1933 e il '45 e il suo radicato antisemitismo. Attingendo a materiale non ancora vagliato o trascurato da altri  studiosi, nonchè a testimonianze dirette degli esecutori, Goldhagen dimostra che, contrariamente a quanto spesso si pensa, i responsabili dell'Olocausto non furono solo S.S. o membri del Partito  nazista, ma tedeschi comuni di ogni estrazione, uomini (e donne) che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta, sovente con zelo e con gratuito sadismo.

Gli altri due libri sono di Jan Tomasz Gross, uno storico polacco che insegna presso la Princeton University.

15) Il primo libro è del 2001 e s'intitola: I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia. In questo libro si racconta di un giorno d'estate del 1941 quando la metà degli abitanti di Jedwabne, in Polonia, assassinarono l'altra metà. La cosa scioccante è che a brutalizzare gli ebrei non furono i nazisti ma i compaesani polacchi, che le vittime conoscevano per nome. Secondo tutte le testimonianze l'esercito tedesco, che aveva occupato da poco il paese e che per 70 anni fu ritenuto responsabile dell'eccidio non ebbe parte attiva nello sterminio ma si limitò a scattare fotografie. Gross, dunque, apre orizzonti impensabili sull'antisemitismo in Europa.

16) Nell'altro libro del 2011 dal titolo Un raccolto d'oro (con Irena Grudzinska Gross) si affronta il tema della spoliazione degli ebrei, in un processo di reificazione degli ebrei, che emerge essere stato un fenomeno su scala europea e mostra come ovunque la popolazione locale, pur depredata dall'occupante nazista, prendeva parte al saccheggio approfittando dell'occasione.

 Ancora una prospettiva problematica, non di secondo piano. Quale Dio ha potuto permettere Auschwitz ?

17) Che l'esperienza di Auschwitz abbia rappresentato una svolta epocale costringendo il pensiero a svolte radicali è un'opinione diffusa. Taluni si sono chiesti se ad Auschwitz non fosse definitivamente morta l'antica virtù cristiana della carità.

Ma in che senso si tratta di uno spartiacque fra epoche o, per dirla con Jonas, fra eoni, pari ad un ciclo temporale del cosmo? In questo senso Auschwitz rappresenterebbe un evento cosmico-storico in quanto chiude un ciclo della storia dell'uomo e del mondo per aprirne uno nuovo.

C'è una domanda che sorge angosciosa: quale Dio ha potuto permettere ciò? Chi ha vissuto Auschwitz ci interroga come nel famoso brano tratto da La notte di Elie Wiesel. Di seguito anche una recensione dell'opera di Wiesel della scrittrice Serena D'Arbela.

18) Perché Auschwitz chiama in causa Dio, non per annunciarne la sua morte – come il folle nietzschiano – ma per ripensare radicalmente un concetto ereditato da una tradizione bimillenaria, filosofica e religiosa che deve essere rivisto di fronte all'urto di un evento che non è più soltanto un fatto. Hans Jonas si è messo alla prova e in questo breve brano ci propone una revisione del nostro pensare Dio, del concetto stesso del divino.

 

Chagall 

19) L'impatto della Shoah non poteva non provocare le arti e le arti visive in particolare. Nei suoi “Minima moralia“, Theodor W. Adorno affermò che “scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie” lasciando intendere che gli orrori di un periodo così sanguinoso avessero ucciso anche l’arte. Tuttavia, il bisogno di esprimere, di testimoniare, di tramandare non si è certo esaurito dopo quel lontano 27 gennaio del 1945, anzi, soprattutto nel campo letterario ci sono stati tantissimi e importantissimi esempi. Anche le arti figurative, che non così spesso vengono ricordate, hanno assegnato a questo genocidio un ruolo fondamentale (per ovvie ragioni storiche), quasi archetipico: parlare di shoah significa parlare – in senso lato – di ogni situazione di violenza brutale e perversa, di intolleranza, di odio razziale. Nelle pagine che proponiamo un rapido excursus su alcuni capolavori che potremmo definire la "pittura della memoria".

 


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