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Parigi Notre Dame

Così il cronista Rodolfo il Glabro descrive l'aurora dell'Occidente, quegli anni dopo il Mille in cui tutto rifiorisce e l'Europa prende la sua strada, nel segno della speranza, della giovinezza e della creatività.

"... Era come se il mondo stesso, scuotendosi, volesse spogliarsi della sua vecchiezza per rivestirsi di un bianco manto di chiese. I fedeli, infatti, non solo abbellirono quasi tutte le cattedrali e le chiese dei monasteri dedicate a diversi santi, ma persino le cappelle minori poste nei villaggi..."  (Rodolfo il Glabro,  Storie, III, 13).

E così commenta oggi un nostro ex allievo (Nicolò Zatta) ancora a caldo dell'impatto emotivo per un evento, l'incendio della Cattedrale di Parigi, che rischia di compromettere per sempre una delle testimonianze più significative dell'intera storia umana:

Tornerà il tramonto

tiepidamente,

sui crocefissi spezzati, e sulle pietre infrante,

e sui vetri schiantati si poserà la sera,

più dolce di prima.

E tornerà la polvere

a ingrigire gli altari,

e la pioggia bagnerà le altissime torri e le guglie,

appianandole pian piano,

perché non tocchino Dio.

Ma tornerà mai a dardeggiare Speranza

negli atri combusti dei cuori? 

 

 


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